

di Monsignor Mario Canciani
Dobbiamo riconoscere che la morale cristiana non ha elaborato fin qui un pensiero coerente e sistematico
sulla sperimentazione animale. È indubbio anzi che gli uomini di chiesa spesso hanno veicolato teorie
caratterizzate da profonda insensibilità e indifferenza etica.
Uno spartiacque tra le due mentalità è stato indicato da Papa Giovanni Paolo II: «Non solo l'uomo ma anche
gli animali hannmo un soffio divino».
A Valencia in Spagna, dove sono stato chiamato dalla TV canale 9, il giornalista Alfons Clorenç ha iniziato
il dibattito così crudelmente: «Fin qui sapevamo che un pollo rappresentava delle calorie; ora sappiamo che
ha anche un'anima. Come la mettiamo?»
Ho avuto davnti agli occhi subito la visione al rallentatore di un'infinità di polli in batteria in gabbie dove
in 45 cm. di spazio vivono strette l'una all'altra 9 galline. Aveva ragione Bentham al periodo dell'esplosione
dell'epoca industriale in Inghilterra: «Non si tratta di veder se gli animali abbiano la parola o l'intelligenza,
quanto piuttosto se possono soffrire».
Mi ha commosso la lettura di I poteri mentali dell'uomo e quelli degli animali inferiori di Charles Darwin:
«È noto l'amore del cane per il suo padrone: e tutti sanno che nell'agonia della morte egli accarezza il padrone; e
ognuno può aver sentito dire che che il cane che soffre mentre viene sottoposto a qualche vivisezione e lecca la mano
dell'operatore; e quest'uomo, a meno di avere un cuore di sasso, deve provare rimorso fino all'ultima ora della sua
vita».
Tuttora nella deontologia medica impera una concezione esclusivamente "strumentale" degli animali. Essi sono considerati
unicamente in termini di utilità e di vantaggio per l'essere umano. Questo è l'atteggiamento ancora dominante nella
nostra cultura, ma non è più giustificabile una concezione della realtà che potremmo chiamare di tipo piramidale in
cui l'uomo sta al vertice e la di sopra di tutto.
Forse il Cristianesimo, per quanto conerne il rapporto uomo-animale si è ispirato alla linea greco-aristotelica e
non a quella biblica. Un antropocentrismo esagerato è del tutto alieno dalla visione scritturistica, dove il creato
non è semplicemente un "fondale" per l'uomo ma una realtà viva e palpitante.
L'essere umano nei confronti delle creature animate e inanimate non ha soltanto dei diritti ma anche dei doveri.
La Sollecitudo reis socialis (34, 26) parla del rispetto che si deve alla natura di ciascun essere e della sua
mutua connessione in un sistema ordinato, che è appunto il cosmo.
La rinnovata comprensione della creazione ci deve spingere ad avere prospettive adeguate entro le quali possiamo
comprendere ciò che è giusto o è ingiusto fare. Bisognerà attivare un'autentica responsabilità verso la vita
globale del pianeta e non soltanto verso la vita umana.
Occorrerà debellare la sopraffazione arbitraria, cercando situazioni alternative che permettono fin d'ora il
rifiuto e l'opposizione a ogni forma di sperimentazione sugli animali.
Movimenti e gruppi sono scesi in campo per la difesa degli animali. C'è una nuova sensibilità emergente nell'opinione
pubblica e soprattutto nei giovani. Sono fenomeni meritevoli di una lettura e di interpretazione adeguate da parte
dei cristiani e da ognuno che cerchi sinceramente il bene. Non esitiamo a considerarli, come avrebbe fatto Papa
Giovanni XXIII, "segni dei tempi".
Monsignor Mario Canciani
biblista ed esperto di simbologia religiosa
